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Recensioni - Leonearte
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Recensioni

"Ciò che maggiormente colpisce ed affascina quando si ci trova innanzi ai quadri della pittrice siciliana Adriana Di Dario, è l’atmosfera mistica e per certi versi desolante che i suoi dipinti emanano con estrema naturalezza . Infatti non v’è alcun artificio, nessuna soluzione accademica, nessun escamotage stilistico, anzi, è d’uopo chiarire che essi nascono dal gusto personale di un artista autodidatta, priva quindi di schemi imposti e di regole impartite. La prospettiva è di matrice intuitiva ed i suoi paesaggi, perché questo è il genere da lei prediletto, rimandano a quegli scorci appena intravisti dietro i santi nelle tavole ferraresi, e penso al Tura ed al De Roberti. L’atmosfera marziana, secca, arida, dove l’argilla si sgretola, dove regnano le carcasse delle solfatare, ecco tutto questo al contempo torrido e gelido clima rispecchia l’intimo e l’animo dell’artista, simboleggiando la libertà creatrice in balia degli opposti" 
 

Prof. Daniele Radici Tedeschi - Storico e Critico d’Arte, Cultore d’Arte Antica presso l’Università La Sapienza - Roma

"...l’artista si allontana dall’emozione primitiva per cercare nuove vibrazioni, più intense e qualche volta anche traumatizzanti..."
Dott.ssa Irene Marusso - scrittrice e poetessa

"...la pittura come ricerca di sè, la pittura come bisogno del dialogo intimo e personale che si fa corpo attraverso il colore, la pittura come un orizzonte di senso: queste sono le dimensioni profonde che la Di Dario offre al pubblico..."
Dott.ssa Francesca Petruccelli

"Trovo le sue opere di grande intensità, rivelatrici di una presenza incantata che non è nè antica nè moderna, ma semplicemente, profondamente vera."
Dott. Andrea Diprè - critico d’arte
 

L’ Arte maestosa di Adriana Di Dario
“......” La sorpresa – grande sorpresa – è consistita quindi nel trovarsi di fronte a delle espressioni pittoriche di carattere solenne, rigoroso, maestoso.
Delle manifestazioni artistiche non particolarmente consuete; anzi, segnate da ampio respiro di veduta, ed allo stesso tempo sincera spinta verso la dimensione del sogno, visto nell’ottica dell’osservazione naturale.
I soggetti di Adriana sono sempre misteriosi, lontani, potentemente indefinibili; rifiniti delicatamente e specificamente in costanti atmosfere di simbolismo e nostalgia, alle volte struggente.
Le Nature, vuote di individualità umana, cariche di particolari raffigurativi sempre minuziosamente ed intimamente disegnati, e raffinatamente ed espressivamente dipinti, si inseguono l’un l’altra con efficacia, nella ricerca di un Avalon interiore che sia luogo di riflessione e di pace. I cromatismi cui l’Autrice perviene si segnalano per equilibrio e misura, in una prospettiva pittorica sempre gradevolmente fusionale, legata a dei classicismi intensi, e sempre bene – del tutto – intesi e compresi.
Così, opere come il suggestivo e policromatico “Il lago dei sogni perduti”; o venate di sfumature extra reali nel magnifico “Un sogno lontano nel tempo”; o il fantastico e sottilmente mistico “Sulle ali della fantasia”.Ed anche, in via di eccezionalità specifica, nei due grandi, e tendenzialmente monocromatici “Ricordi sereni”, e “Come una preghiera”; opere ove la via di percezione al sogno appare così intensa e sentita da divenire Via di personale identità artistica. Su quella grande strada, Adriana Di Dario muove con sicurezza il filo del dialogo con se stessa, con l’arte e con il mondo; creando non solamente l’idea di una gradevole ed efficacissima personalità d’arte; ma – anche e soprattutto – la forma di un’espressione pittorica simbolica e vera, capace di emozionare chiunque abbia un cuore.

Prof. Alfredo M. Barbagallo (Storico e critico d’Arte)

Il primo pensiero che desta la pittura di Adriana Di Dario è quello della libertà. Libertà non nel senso civile, beninteso, ma nel senso più assoluto, filosofico. Oggi non si pensa più a questo tipo di libertà. Ma tutto il pensiero umano si è misurato con questo concetto. Libero è ciò che è causa di se stesso, per Aristotele; libertà è autodeterminazione assoluta per Epicuro. Per Kant è: facoltà di iniziare da sé un evento. Così io vedo la pittura di Adriana Di Dario: come un continuo inizio, una continua origine del colore e della forma.
La sua è una libertà razionale, una lucida ricostruzione dell’Universo caotico del colore e della luce. Con quelle sue immagini assolutamente rarefatte con sintetiche indicazioni di spazio che aprono verso un campo infinito. Immagini purissime di luce appena delimitate da segni e segnali.
Nessuna ripetizione, nessun modulo, nessuna meccanicità, che sarebbero naturalmente in piena contraddizione con la libertà, che è sì «facoltà di iniziare da sé un evento», ma è anche spontaneità assoluta; e quindi evento sempre nuovo. Nulla di descrittivo, di aneddotico, in lei, che punta comunque a rappresentare le essenze. E se queste continuamente sfuggono, la sua pittura continuamente le insegue, spostandosi all’infinito e spostando, di conseguenza, l’immagine.
Questa sensibilissima artista siciliana sembra registrare quasi passivamente le sensazioni più immediate delle proprie folgorazioni luminose; ma l’istinto è subito riportato all’ordine della forma, che è un riflesso dell’ordine della mente. Così Adriana Di Dario, senza in nulla rinunciare al metodo dell’arte moderna e al suo principio di spontaneità espressiva, sta dentro alla grande tradizione italiana e consacra ad essa la sua fedeltà nella coscienza di rappresentare, nel modo più alto e coerente possibile, lo spirito di continuità storica.

Dott. Andrea Diprè (Critico d’arte)

 

 

…….paesaggi romantici ma non banali.Dire paesaggi vuol dire spesso cadere nell’ovvio, nel già

visto. La Di Dario ha aggirato l’ostacolo,ha trasfigurato i suoi paesaggi fantastici e pure entrando in simbiosi con il romantico ed il classico,ha saputo dare la misura di una propria interpretazione personale.Molti dipinti,già premiati in alcune mostre regionali e nazionali,servono da elemento catalizzatore confermando nel comune visitatore l’attesa della fruizione artistica imperniata sulla

“gioia degli occhi”,sulla visione cioè di qualcosa di sereno, di riposante.Un cromatismo dunque affidato ad una gamma misurata di “rossi”, di “grigi” ,di “verdi”.L’artista tende ad una maturazione allontanandosi dall’emozione primitiva per cercare nuove vibrazioni,più intense e qualche volta anche traumatizzanti. Ne fanno fede le tre opere “Ansia,” “ Viali del tramonto”,Frescura”.

 

 Dott.ssa Irene Marusso (Scrittrice-poetessa)

 

………..incontrare la pittura di Adriana Di Dario vuol dire incontrare la natura indefinita e trasognata dei suoi paesaggi. Lirismo ed emozioni si stemperano nella sua tavolozza di colori,a volte decisi a volte tenui e sfumati.La sua pennellata si è arricchita del tempo della vita,facendosi in qualche opera quasi rarefatta ,come una nuova dimensione dello spirito,del suo”qui e ora” creativo.L’opera “ Paesaggio diafano” testimonia questa nuova espressività matura ed intensa. La Di Dario connota le sue opere di una cifra stilistica personale,quasi una firma simbolica: Gli alberi ai margini destro o sinistro.Alberi spogli .stilizzati,alla ricerca spesso dell’infinito, oltre le nuvole o il cielo scuro e denso di presagi nascosti.Tra gli alberi spesso si intravedono fiumi,laghi,definiti o appena accennati.L’acqua generativa,amniotica diventa un nuovo senso dell’esserci,fuori dal tempo,in un ritmo perenne,ciclico di una natura incontaminata,ma che nasconde nella sua forza la possibilità della tempesta.La pittura come ricerca di sé, la pittura come bisogno del dialogo intimo e personale che si fa corpo attraverso il colore,la pittura come un orizzonte di senso,queste ci sembrano le dimensioni profonde che la Di Dario offre al pubblico con la presente mostra.

 Dott.ssa Francesca Petruccelli

ADRIANA DI DARIO : COME IN UN SOGNO

La pittura della siciliana figlia d’arte Adriana Di Dario,dall’apprezzabile cifra stilistica, è il risultato di una profonda sensibilità,non celata ma espressa senza mediazioni, attraverso i suoi soggetti preferiti : i paesaggi. I dipinti i cui toni, a volte più forti, sono pastellati, ricordano quella immediatezza,quel colore reso torbido dai grigi e dalle terre, ma allo stesso tempo solare del Turner, in un profondo anelito di religiosità.

Il paesaggio viene inquadrato dai secchi e scuri rami degli alberi,sviluppandosi all’interno di questa “cornice” naturale prescelta dall’artista, secondo un uso del colore molto personale; gli elementi classici del paesaggio,laghi,alberi,promontori,pianure,sono “assorbiti” dal colore,perdono i particolari magicamente,senza perdere l’immagine primitiva,caricandosi di una spinta verso l’alto,quasi una “trasfigurazione” del reale.

Sulla tela ciò che di solito vediamo in maniera statica,acquista movimento,spinto e dissolto dalla luce,una luce che rende i suoi protagonisti evanescenti,quasi onirici,come in un sogno di cui non si ricordano i particolari, di cui rimane solo l’impressione,il ricordo,di ciò che ci è apparso. 

 Dott.ssa Maria Irene Vairo 

 

Un Sogno…

“Visto e solamente accennato. Questi i temi che l’Artista Di Dario porta in scena in quest’opera. La dimenticanza sembra circoscrivere lo spazio pittorico. Una luce “cauta” illumina il non ben definito. Ombre e sfumature “tacite” vengono riportate con una maestria compositiva eccellente. I colori trovano nella freddezza il loro linguaggio rappresentativo più vero e concreto”.

 11-03-2010  Dott. Salvatore Russo - Critico d’arte

 

Il Lago dei sogni perduti

“ In quest’opera “Il Lago dei Sogni Perduti” l’Artista Adriana Di Dario attraverso la sfumatura del colore che richiama l’ “andare via” dei sogni riesce a trasmettere una forte emozione a chi osserva l’opera. A caratterizzare l’opera sono però gli alberi dalle solide radici che ci conducono alle certezze che ognuno ha nella vita. Il lago con l’incertezza del suo “motus” ci conduce invece ad una realtà difficilmente interpretabile. Un sogno che volato via trova nelle profondità delle acque di un lago il suo rifugio più sicuro”.

 11-03-2010  Dott. Salvatore Russo - Critico d’arte 

 

Realtà fortemente antinomiche caratterizzate da accenti indissolubilmente riflessivi caratterizzano le opere pittoriche dell’Artista Adriana Di Dario. Temi tra loro contrapposti. Fenomeni che trovano nel loro inverso la propria soluzione. Questa è la pittura dell’Artista. Un’Arte pittorica fatta da spinte emotive che hanno nei contrasti la loro soluzione. Luci e ombre, sogni e pensieri infuocati, muta melodia e libere realtà. A parlare nelle sue composizioni sono i sentimenti di un’Anima che con forza vuole essere riportata alla luce. Un’anima che stanca di vagare nei meandri della dimenticanza va alla ricerca di quel “non noto” che va svelato. Un’anima che fattasi carico dei sentimenti umani chiede solo di essere ascoltata. La pittura della Di Dario è tutto questo. L’Arte si fa magia e il suo pennello è pronto ad incidere attraverso le sue somme note la melodia perfetta. Il linguaggio cromatico si fa essenziale e le forme sono caratterizzate dalla sinuosità di un tratto che percorre la “sua” mente. L’artista indaga la condizione di un Mondo che appare sempre più incerto. La razionalità pittorica lascia spazio a quei sentimenti che sono immediatamente percepibili anche dagli occhi dell’astante che normalmente rifiuta ogni forma di partecipazione attiva. I pensieri nella sua Arte sono taciti, ma con estrema abilità comunicativa Adriana Di Dario riesce a riportarli a nuova Luce. Un’Artista che attraverso le sue pennellate cariche di significato riesce a dare un senso a ciò che il Mondo oggi è.

 11-03-2010  Dott. Salvatore Russo - Critico d’arte 

 

L’Artista Adriana Di Dario nelle sue opere racconta una storia. La storia narrata è quella che parte dal suo cuore fino ad arrivare ad essere riportata su una tela che si trasforma in diario di vita. Ad essere “riproposti” sono i suoi sentimenti. Potremmo definire Adriana Di Dario l’Artista dal sentimento puro. Quel sentimento provato solo da chi fa dell’Arte la componente più importante della sua vita. Questo sentimento che per sua natura è immateriale, nelle opere di Adriana Di Dario si fa “percepibile”. Si percepisce dunque e va oltre qualsiasi dimensione conosciuta. Attraverso le sue opere anche il cosmo si trasforma in un’entità tangibile. Artista di indubbio talento, ha un’enorme capacità: fare emozionare coloro che osservano le sue opere. L’Astante che per natura è distratto, osservando le opere della Di Dario si trasforma in spettatore attivo che va alla ricerca del Significato celato dietro ogni opera. La sua pittura racchiude quelli che sono gli Universali Linguistici. Il Significato si lega ad un Significante in modo tale che superata la figurazione accademica, le opere dell’ Artista Di Dario raggiungono la dimensione del “detto” che le rendono comprensibili ai “molti”. Il fine ultimo dell’Artista è quello di comunicare le proprie Emozioni. I propri Stati d’Animo. Il Proprio Essere. Adriana Di Dario lo fa attraverso ciò che sa fare meglio, ovvero attraverso la Pittura. In un mondo che attraverso le sue opere, si trasforma in una dolce fiaba, l’Artista Di Dario è il suo narratore più fedele. 9 maggio 2010 Dott. Salvatore Russo - Critico d’arte

 

Adriana Di Dario e i suoi “desideri nascosti” 
Adriana Di Dario ha iniziato la sua carriera di pittrice in anni molto lontani, e in modo del tutto inconsapevole, quasi per gioco, forse per imitazione, in quanto la madre Antonia coltivava in casa la passione della tela e del pennello, l’adolescente allora si dilettava, ma ben presto comprese che quello sarebbe stato il modo, anzi, il “suo”modo privilegiato di aprirsi al mondo, agli altri. 
Adriana scopriva, infatti, che le sue pennellate erano parole, pensieri, sogni, emozioni e che la pittura si faceva tramite per esprimere tutto ciò che le si agitava dentro, quel turbinìo di passioni e “desideri nascosti”, che un animo schivo, malinconico e riservato mai avrebbe deciso di svelare in maniera esplicita. Altri, di temperamento diverso, scelgono differenti forme di comunicazione che vanno dalla poesia alla narrativa, dalla fotografia al cinema, molti approdano al colore, alcuni “parlano”addirittura con l’esplosione di un cromatismo acceso e disperato, ma pochi riescono, come a noi pare Adriana Di Dario, a mantenere celato agli altri, al pubblico, attraverso le loro opere, quel tumulto che si mescola e rimescola nell’interiorità più intima; i recessi della memoria, alle volte, ci fanno paura, altre volte non incutono timore, ma si mostrano restii ad essere esibiti, per pudore. Ecco allora che la Nostra adatta al suo sentire e fa propria la pittura del paesaggio sulla quale si espresse con maestria la scrittrice mazarese Irene Marusso: 
“ Paesaggi romantici ma non banali. Dire paesaggi vuol dire spesso cadere nell’ovvio, nel già visto. Ma la Di Dario ha aggirato l’ostacolo, ha trasfigurato i suoi paesaggi fantastici e, pure entrando in simbiosi con il Romantico ed il Classico, ha saputo dare la misura di una propria interpretazione personale. L’artista tende ad una maturazione (ricordo che erano gli anni ’70-’80 ) allontanandosi dall’emozione primitiva per cercare nuove vibrazioni, più intense e, talvolta, traumatizzanti”. 
Una costante che si è mantenuta, ovvero questo allontanarsi dal tumulto della realtà oggettiva ma anche, aggiungiamo noi, soggettiva che la conduce verso paesaggi indefiniti, densi di mistero, sfumati, in cui le “vibrazioni” sono da ricercare nell’ampiezza, nell’”oltre” che si intravede tra alberi spogli che allungano rami stilizzati, volutamente stilizzati e spogli, e laghi che conservano l’impronta di quei paesaggi presenti nelle regioni e nelle fiabe nordiche. 
“Le nature, vuote di individualità …. i soggetti rifiniti delicatamente e specificamente in costanti atmosfere di simbolismo e nostalgia, alle volte struggente”, così si esprime un noto scrittore e critico d’arte Alfredo Barbagallo, toccando un altro punto nodale della pittura di Adriana Di Dario: il Simbolismo.
Con tale corrente artistica, nata in Francia alla fine dell’ottocento, la Natura, infatti, non è più raffigurata nei suoi aspetti reali, non contiene più scene di vita campestri o uomini al lavoro, anzi, la presenza dell’uomo viene appena accennata e diventa marginale mentre, soprattutto nei paesi scandinavi, in particolare in Norvegia, le atmosfere si fanno rarefatte, dilatate, immerse in nebulose.
Adriana Di Dario, ed è evidente sin dagli inizi, rompe con la tradizione della mediterraneità, rifiuta l’acceso e solare cromatismo, che per una sorta di background dovrebbe possedere, per respirare tutta quella atmosfera di un paesaggio che non è il nostro consueto ambiente, ma che non appartiene neppure ad una determinata zona o regione, faremmo fatica a riconoscerla, ad identificarla, non è una veduta, non è un panorama e non raffigura un aspetto particolare di un ambiente naturale. 
Eppure gli elementi fondamentali della Natura ci sono tutti: l’acqua, la terra, il cielo …la vegetazione…! A guardare bene, e predisposti ad accogliere chi ha infranto la macchia mediterranea, il mare azzurro con le vele all’orizzonte, i volti scavati dalle rughe dei pescatori( tutti paesaggi ai quali il nostro occhio siciliano è ormai abituato), a guardare bene, dicevamo, però ci si accorge che spesso questi dipinti, questi squarci di vedute, queste “ferite”che si aprono e si fanno strada tra ritagli di rami, tra rocce, nei laghi evanescenti hanno qualcosa di sfuggente, di inspiegabile … forse assomigliano agli arcani misteri di cui abbiamo sentito parlare e che non sappiamo decifrare? Forse hanno qualcosa di inquieto che ci angoscia?
Ecco che la pittura e le “composizioni” paesaggistiche di Adriana Di Dario ci fanno arrivare ad altre riflessioni strettamente collegate con il titolo che la nostra artista ha dato ad un suo dipinto, oltre a “Desideri Nascosti” dipinto che è presente in questa mostra, e precisamente “Il lago dei sogni perduti”, quindi l’onirico, il prepotente elemento fantastico dai cui prendono concretezza i suoi paesaggi che, come dicevamo, nulla o poco hanno a che vedere con il realismo, sia nella forma che nei contenuti rappresentati. 
“ E’ un sogno in profondità – come ebbe a scrivere Salvatore Russo – che mette radici …”
Ma è indubbiamente, e su questo concordano molti critici, una ricerca incessante dell’”io”che trova nella pittura non la quiete dell’animo e neppure le risposte certe e definitive, ma l’unica forma di comunicazione, che è prima di tutto colloquio con se stessa come donna e poi come artista. La donna, dotata di un’estrema sensibilità, nutre passioni e desideri, sogni e speranze, è combattuta da mille domande esistenziali, ha visto nel tempo infrangersi ideali e illusioni; l’artista è alla ricerca di una “forma” pirandelliana che possa nello stesso esprimere ciò che la vita e l’esistenza sono nel loro fluire, nel loro mutarsi, ma anche significare come la forma imprigioni tutto questo movimento.
Dal sogno all’inconscio, come svelò S.Freud nei primi del Novecento, con esiti sorprendenti, poiché nella nostra artista l’abbandono non è totale, viene continuamente frenato dalla ragione, e risolto in simboli alle volte “crepuscolari”, altre volte solenni, immersi in un maestoso silenzio nel quale gli elementi naturali sono anch’essi trattati con disciplina e rigore.
Non sappiamo se questa contraddizione tra ciò che è mutevole, cangiante e ciò che è il suo esatto contrario, o tra la realtà interiore e il dettato dell’immaginazione, sia stata risolta nella pittura di Adriana Di Dario, certo è che dal sogno e dall’immaginazione la nostra artista approda ad una compostezza, ad un ordine, ad una solennità che per nulla, apparentemente, rimandano al caos, all’irrequietezza, a quel turbinìo di passioni a cui accennavamo prima, anzi, le sensazioni, i sentimenti, i malesseri perdono le loro intrinseche caratteristiche e si armonizzano in una sintesi superiore, testimoniando da un lato la nostra incapacità e limitatezza umana nel cogliere l’autenticità e dall’altro la concezione di una Natura divina, irraggiungibile e ineffabile. 
Una Natura che Adriana Di Dario contempla, melanconica sì ma ormai appagata, dopo avere spezzato e ricomposto sulla tela la caduta di ogni legame con la vita, pronta a ricominciare, nell’intimità del soliloquio, il percorso del mistero e dell’attesa. 
Mazara, 06 giugno 2010 - Prof.ssa Francesca Incandela - Scrittrice.


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