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Scrivono di me - Leonearte
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Scrivono di me

RECENSIONI E CRITICHE

Dentro l’immagine

L’arte per Antonio Ricci è un’esperienza intima, determinata dalla volontà di registrare senza filtri la vita quotidiana con un intento realistico, scevro da ogni mero tecnicismo e volto, piuttosto, a restituire l’emozione autentica della visione.

La tela del pittore diviene il foglio bianco di un diario sul quale appuntare le proprie impressioni di fronte allo spettacolo variegato della natura e dell’uomo. Ricci si fa narratore di una storia comune, fatta di piccoli gesti e di sguardi solitari, di paesaggi incantevoli e popoli lontani, memorie di incontri vissuti o soltanto immaginati. Non stravolge il dato reale, ma lo sottopone a una sorta di sublimazione, così da lasciar affiorare sulla superficie la poeticità insita in un paesaggio o in una figura. La brillantezza cromatica e la nitidezza del disegno concorrono alla plasticità delle forme, evidenziata dall’uso particolare della luce, la quale, oltre a conferire rilievo ai corpi, assume una funzione simbolica.

La realtà si ravviva in una fantasia di colori accesi, nei quali l’artista sembra tradurre direttamente gli stimoli sensoriali e i sentimenti provati di fronte a essa. Il colore, infatti, acquista un ruolo fondamentale nella creazione artistica, come veicolo del messaggio trasmesso dal soggetto del dipinto, ma soprattutto dell’atteggiamento dell’artista nei confronti di esso.

Il colore pertanto accentua o, al contrario, contrasta il sentimento dominante dell’opera d’arte, sorretto da un disegno nitido e meticoloso. Nel procedimento artistico di Ricci il disegno appare innanzitutto come uno strumento utile a rispondere a un’esigenza mimetica, quella cioè di rendere immediatamente riconoscibile la realtà dipinta. Il segno, quindi, descrive con estrema cura individui e oggetti, si sofferma su ogni piccolo dettaglio percepito dall’occhio umano. Nello stesso tempo, esso conduce alla creazione di una forma ideale di bellezza e a fare dell’opera d’arte non il risultato di un’imitazione fredda della realtà, quanto di una visione partecipe della molteplicità delle sue espressioni.

L’artista non osserva, ma interpreta ciò che lo circonda, utilizzando in modo spontaneo gli strumenti della creatività.
La formazione artistica di Antonio Ricci si svolge principalmente da autodidatta e in maniera parallela, se non alternativa, agli studi scientifici. La passione per l’arte si accompagna, infatti, alla professione di ingegnere, la quale ha probabilmente influito sull’orientamento impresso alla pittura verso un’analisi oggettiva del dato reale, superata poi nel momento della creazione artistica. L’artista sviluppa una sequenza di inquadrature simili agli scatti prodotti dall’obbiettivo fotografico: l’immagine pittorica, tuttavia, ha della fotografia non tanto la resa, quanto la temporalità. Ricci è solito immortalare con i colori il passaggio impercettibile di un’espressione su un volto, catturare l’attimo fugace di una risata o di un pensiero, perpetuare l’istante irripetibile di un abbraccio o di un’apparizione.

In questo modo l’arte fa propria la durata effimera di un fenomeno per prolungarla in eterno. I corpi appaiono congelati in azioni interrotte, colti nel mezzo di una qualsiasi attività o luogo della quotidianità, per la strada o davanti a un bar. In particolare, Ricci esplora in diversi dipinti l’armonia del corpo in movimento: le nudità si congiungono in una danza lenta, le membra si contraggono sotto l’effetto dello sforzo fisico o si distendono in un momento di abbandono liberatorio e intimo. Quello della danza costituisce, insieme alla musica e al canto, uno dei temi ricorrenti nella sua produzione pittorica, come se queste forme di espressione della creatività umana rappresentassero un luogo ideale in cui poter essere liberi, in cui lo spirito si ricongiunge con l’armonia dell’universo abbandonando le censure imposte al nostro comportamento, le gabbie sociali in cui si rinchiudono spesso i nostri sogni.

Le opere, principalmente a olio, si fondano su una composizione essenziale in cui le forme emergono solitarie su uno sfondo astratto, puramente cromatico, la cui funzione è quella di fare da eco allo stato d’animo espresso nel dipinto.
I paesaggi sono realizzati essenzialmente con il colore, modulato velocemente a suggerire spazi e forme dai contorni sfocati. L’indefinitezza dell’immagine nel suo complesso contrasta con la naturalezza nel cogliere i particolari, in uno scenario silenzioso, quasi surreale, dove la presenza dell’uomo è sottintesa nelle tracce enigmatiche che ne indicano il passaggio, come i fiori abbandonati su una sedia o il telo adagiato su una sdraio in riva al mare.

Il tempo sembra non esistere, tutto è sospeso in una realtà verosimile eppure disarmante, perché ci parla continuamente di un’assenza, di un vuoto incolmabile. Similmente, nelle nature morte lo sforzo di Ricci si concentra sulla resa esatta della struttura degli oggetti, sulla loro verità. Il pennello sembra catturare i movimenti dell’aria che circola tra le cose, le fa vibrare sotto l’effetto di una pennellata morbida, di un colore molto diluito.

La luce tersa si diffonde in maniera uniforme, senza forti contrasti, esaltando la delicata resa atmosferica e la ricostruzione attenta della qualità materica; l’atmosfera indefinita dell’insieme, l’assenza di riferimenti spazio-temporali rassicuranti, sprigionano, tuttavia, un senso di lieve malinconia. L’osservatore sembra assistere per caso a una scena i cui protagonisti non esistono più e, come il pittore, si mette in attesa di un risvolto nella storia che probabilmente non avverrà mai, soffermandosi intanto su ogni particolare degli oggetti, ormai muti, che lo circondano.
Nella visione personale di Ricci un posto privilegiato è occupato dall’immagine femminile, nucleo generativo di tutte le antinomie di essere e apparire. L’apparenza, vigorosa nella sua bellezza perfetta e intangibile, assume le sembianze di una donna languida dai tratti idealizzati, conforme al modello dominante nell’immaginario collettivo a partire dalla mitologia classica fino alla moda e all’universo mediatico contemporaneo.

È estremamente difficile percepire la tensione che vibra dietro una posa artefatta, i pensieri riflessi negli occhi vuoti di una bambola. Le forme morbide dei corpi sembrano sciogliersi nella luce e fondersi con essa; la sensibilità dell’artista strappa ogni maschera e arriva a scoprire il senso di insicurezza e solitudine, la fragilità di un corpo chiuso in se stesso in un momento di riflessione e di malinconia. Le figure instaurano un dialogo immediato con l’osservatore o, più frequentemente, volgono lo sguardo verso una presenza misteriosa tagliata fuori dai margini del dipinto, evocativa di uno spazio immaginario popolato di visioni o di segreti turbamenti dell’animo.
Nella galleria di ritratti di Ricci incontriamo molti volti sconosciuti, identità anonime rivestite di una forza espressiva tale da coinvolgere emotivamente l’osservatore e chiunque sia in grado di vedere la poesia nascosta dietro un’immagine apparentemente banale. Una rete di sentimenti costituisce il vero fondamento della sua pittura, celata sotto una veste pittorica di grande abilità tecnica e attenzione realistica: dalla solitudine di un anziano allo sguardo tenero e curioso di un bambino, dallo stupore all’estasi impressi sul volto di una donna. Ricci riesce a incuriosire il nostro sguardo e ci spinge a interrogarci sull’universo inconscio che il nostro corpo, come un involucro, trattiene, o meglio, protegge dentro di sé.

L’artista investe con la propria immaginazione tutto ciò che si sottopone alla sua vista. Il realismo diviene, paradossalmente, il punto di partenza di un processo di astrazione della realtà in un’immagine interiorizzata di essa che fa riferimento alla sfera intima, mentale, del soggetto. L’interesse nei confronti della realtà non si esaurisce, in definitiva, in una rappresentazione di tipo naturalistico, ma si apre all’esigenza di mostrare anche ciò che, pur essendo invisibile, è parte integrante di essa. Lo spazio pittorico diviene pertanto una sorta di teatro delle interazioni tra l’io e il mondo esterno, nel quale poter riscoprire la magia della natura, la forza delle emozioni e i luoghi della memoria.

Simona Scaldaferri
Storico e critico d’arte


Abile sia nella resa cromatica che nella formulazione del disegno, l’artista concentra la sua attenzione sulla figura umana analizzata nella sua intimità e interiorità, espresse queste ultime grazie ad un linguaggio del corpo pregno di spirito vitale.
Alcuni suoi dipinti raffigurano moti dell’inconscio e ottengono i risultati desiderati grazie ad una forza luministica netta consapevole e meditata su schemi classici.
Molte opere raffigurano donne ritratte in audaci posizioni, inquietanti e seducenti, connotate da turbinanti pennellate che sembrano sgorgare da uno spirito tormentato.

Prof. Daniele Radini Tedeschi


Abile figurativo con grande espressività lirica ed emozionale.
Crea sulla tela libere pennellate di una intensa coloristica che risaltano la figura ben delineata da rasentare l’iperrealismo.
Le sue donne raffigurate sono delicate, sognanti, di grande effetto.
Le sue opere ci mostrano un artista dall’animo sensibile e attento alla fragilità femminile.


Dott.ssa Sabina Fattibene


La vera potenzialità estetica dell’arte è quella di trovare nella bellezza la contemporaneità. Che essa sia interiore, come nel caso preraffaellita, o “alla moda”, come nel caravaggismo sacro (in cui i santi delle Scritture vestono abiti del ‘600), l’importante è la fedeltà alla propria epoca. Antonio Ricci, nelle sue mostre di pittura dove spiccano i suoi quadri in stile Pop Art, riesce perfettamente a cogliere il crepuscolo degli idoli (Dio, gli eroi, i santi), testimoniato dalla moderna mitologia: Apple, facebook, Ferrari e consimili “religioni”.

Il suo talento grafico e la sua magistrale cura nel dettaglio compongono una fusione perfetta tra Pop e iperrealismo, togliendo al secondo la freddezza anodina del verismo (autentica pecca dell’iperrealismo) in funzione di un disincantato e nitido inno al presente.

Prof. Daniele Radini Tedeschi

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