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Nardi Maria Enrica - Leonearte
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Nardi Maria Enrica


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Maia Enrica Nardi

e_mail: me.nardi@libero.it

Cell.: 3395986192

Sito: www.wix.com/esplosionidicolori/mariaenricanardi

Nata a L’ Aquila
Laureata in Ingegneria Elettronica.

RECENSIONI:

BluArte, La Stampa, Art Guide, La Nuova Voce, Romart, Gheo Art, Exibart, Il Giornale Italo Americano, Il Giornale dell’Arte, La Nazione, Il Tirreno
Critici e Storici dell’arte:

Sabrina Falzone, Antonella Iozzo, Serena Cara, Guido Folco, Mara FerloniGiuseppe Giannantonio, Daniele Radini Tedeschi, Livia Compagnoni, Ginco Portacci
Hanno scritto su di lei:

“…E se le velature del colore cambiano il volto delle cose,il colore pensante è una sequenza di passi che dalla ragione arriva sulla tavolozza virtuale di Nardi per composizioni dall’architettura dodecafonica.”
“La distorsione della corporeità dell’anima si presenta come un preludio alla sconfitta dei valori classici della pittura, il segno espressivo punta dritto alla negazione della forma, e la disarmonia, il dissesto, il contrasto sgraziato dell’ horror vacui regnano sovrane nella interpretazione digitale di Nardi.”
“… l’Arte, coinvolgendo il colore, esprime emozioni, sensazioni, gioia, tristezza e silenzio… il battito di un cuore che pulsa e precipita in un vortice, in una spirale risucchiante il respiro, è la distorsione della razionalità nell’interferenza creativa di Nardi.”
Antonella Iozzo - critico d’arte –

“….mostra la padronanza della simmetria, il gioco degli incastri… elemento catalizzatore è un tripudio di colori. Questo è il caso dell’opera straordinaria di Maria Enrica Nardi, in un medesimo sfondo nero che riprende quello dell’opera, si staglia potentemente la forza coloristica: blu elettrico, verde acceso e fucsia sono i protagonisti indiscussi di questo spettacolo cromatico che colpisce e rimane in memoria.”
Serena Cara - storico dell’arte –

“Le raffinate geometrie sono metafora della creazione. Non una creazione visionaria e onirica ma una creazione tecnica e allo stesso tempo magica, che riprende i colori della fucina, quella del dio Efesto. L’artista però non utilizza martello e incudine bensì una geometria che ne trascende la caleidoscopica freddezza arricchendola di colori, accenti e suggestioni fortemente naturalistiche”
“Materia e vitalità superano la loro dicotomia. L’alchimia si compie lontana da fragori, da rigori geometrici, da velleità panegiriche: il reale si dematerializza plasmandosi sinuosamente in un panteistico abbraccio vitale. Le scelte cromatiche e le forme sinuose sono aliene a manierismi e sono bensì l’epifenomeno di un romantico messaggio che sta a ricordarci che, tutti, siamo pur sempre ‘polvere di stelle’.”
“Il sostrato intellettuale delle opere si coglie guardando oltre le psichedeliche forme. L’esotismo suggerito dalle tinte di ebano viene contemperato da uno smalto di consistenza marmorea. Il calore dell’ebano, la resistenza dell’alabastro. Calda e morbida la pelle degli iniziati, pertinace ed inflessibile la loro volontà. Il rito iniziatico, non intellegibile ai profani così come le forme tratteggiate dall’artista, per gli adepti assume ulteriori significati: se il rito si fenomizza esteriormente sulla carne degli iniziati come una incisione, nelle opere si sedimenta in sinuose venature, senza dimenticarne il pathos, tradito da un sincretico metamorfismo, ma assurto alla dignità della catarsi, come suggerito dai toni di alabastro.”
Michele Oliva

“La ricerca è indirizzata su colore e movimento, luce e rifrangenze. Un gioco che diventa arte e che l’artista riesce a catturare con un’immagine evocativa di primordiali memorie…”
Guido Folco - storico dell’arte

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